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oltre l’elearning: prima, decisamente prima….

Oltre l’elearning (era il nome del provocatorio, a ragione, blog di Gianni Marconato) mi ha spinto a girare nella rete cercando confronti e stimoli utili per la base della mia professione. Quello che ho trovato oggi (il nesso causale non è diretto, perchè ci sono arrivato dopo mesi di girovagazioni e quindi molto indirettamente) è un articolo di Ewan Mcintosh, che seguo da diverse settimane, ma oggi pubblica un suo riassunto di una conferenza tenuta via skype con docenti da diverse parti del mondo.
Ciò che mi colpisce, e che approfondirò, è la considerazione sui saperi (sarà il termine giusto?) che secondo lui/loro occorrono prima di mettersi a utilizzare, o anche solo discettare, di wiki, blog, podcasting eccetera (prima di usare il web 2.0.
Trovo (non nuovi) ma decisamente interessanti (non riesco a trovare un altro aggettivo mannaggia) i concetti che riprende in questa parte dell’articolo:

It’s easy to assume that all teachers have an equal understanding of educational jargon; we don’t. Blogs, wikis and podcasts might be unsavoury vocabulary for many educators, used as a way to escape having to learn new skills. What about assessment for learning, assessment as learning, inquiry skills, rich tasks, cooperative learning… For many educators these still remain meaningless jargon, but arguably are even more worthy of attention than blogs, wikis and podcasts. At least with the former, the latter begin to make sense.

e la triste considerazione che per gli educatori questi concetti rimangono un gergo senza senso….
mi riprometto di leggere a fondo i link indicati da Ewan, e di tradurre in italiano l’articolo per chi mastica poco l’inglese.

http://edu.blogs.com/edublogs/2007/10/woman-of-web-20.html

Ottobre 10, 2007 Pubblicato da aggiorni | Didaktik/didattica, LTEver, Pedagogia, Überleg./Riflessioni | | 2 Commenti

mappe mentali collaborative online

mappio.com permette di sviluppare mappe concettuali online.

un esempio di mappa lo trovate qui, la cosa che colpisce è la necessità di utilizzare un discorso (quindi di avere chiaro in mente cosa e come lo si vuol rappresentare), che trovo terribilmente interessante per un uso didattico attivo.

dopo la mappa, allego il “discorso” su cui essa è costruita.

Se volete provare a collaborare ed estenderla, vi fornisco i dati di accesso.

aggiorni/mappio http mappio com

—-

ecco il “discorso” su cui si basa la mappa concettuale:

permette di sviluppare
mappe concettuali
online
consente
la condivisione delle mappe
la co-costruzione delle mappe
la portabilità delle mappe
richiede
lo sviluppo logico
della singola mappa
invece dello sviluppo visuale
può aiutare
gli alunni
a focalizzare i nodi del discorso
i docenti
a sostenere gli alunni
nello sviluppo dell’apprendimento
funziona sia
con windows
che con mac os
forse anche con linux?

Ottobre 8, 2007 Pubblicato da aggiorni | Didaktik/didattica, Pedagogia, moodle | | 2 Commenti

Ai tempi delle mele…

Ottobre 8, 2007 Pubblicato da aggiorni | amici, gossip | | Ancora nessun commento.

In questo mondo libero

Di solito non parlo di film. Ieri sera però al cinema ho visto “In questo mondo libero“, ultimo di Ken Loach.
Una trentatrenne inglese impiegata da un’agenzia di lavoro interinale, assume personale in Polonia da far arrivare in Inghilterra. A fine serata rifiuta le avance dei suoi capi e, per questo motivo, al rientro in Inghilterra viene licenziata.
Col culo per terra, un figlio che deve lasciare ai nonni, un marito che è sparito dopo aver perso il lavoro anni prima, la protagonista decide di aprire un’agenzia di lavoro interinale in proprio insieme a un’amica, alla condizione che solo per i primi sei mesi lavoreranno irregolarmente e poi si metteranno a posto con le tasse i permessi eccetera.
In realtà il percorso accidentato delle due arriva, tramite una serie di spostamenti dell’asticella della condizione iniziale, ad una rottura, quando Angie, la protagonista, ha perduto ogni tratto di bontà che la caratterizzava inizialmente e fa una telefonata all’ufficio immigrazione per far scacciare da una roulottopoli una comunità irregolare, il tutto al solo scopo di ospitarci 45 lavoratori che lei stessa ha promesso a un’azienda.
I problemi economici però non mancano e, quando un datore di lavoro non le paga il dovuto, gli operai esprimono il malcontento prima protestando, poi l’aggrediscono per strada, poi in casa minacciando il figlioletto di 11 anni.
Sullo sfondo il difficile rapporto con i genitori che la esortano a “fare qualcosa di buono”, senza comprendere le difficoltà che lei sta vivendo.
Il film si riassume nella battuta detta da Angie al padre: “Tu hai fatto lo stesso lavoro per 30 anni, io ho fatto 30 lavori in dieci anni e non me ne è andato bene uno”.
Un film apparentemente british, ma che parla anche del nostro caporalato, problema che affligge il nostro paese.

Ottobre 7, 2007 Pubblicato da aggiorni | Filme/film, Überleg./Riflessioni | | 1 Commento

Opened week 6 through a mindmap

aggiorni/copyright
(made with mappio.com)

Ottobre 6, 2007 Pubblicato da aggiorni | LTEver, OpenEd | | Ancora nessun commento.

Opened week 6

Understanding the importance and value of the public domain,
1. how much (what percentage) of this value would you estimate is realized when works are licensed with a Creative Commons or GFDL license?
2. To what degree would the open educational resources movement (and therefore the world) be additionally benefited if OERs were simply placed in the public domain? Please explain.

Well, I tried to understand the real reason behind that precise “what percentage”, as I first read the questions and was reading the papers and something more around this week’s topic.

The focus is clearly on the concept of public domain, and it results somehow limited by the CC license and GFDL license.
At the extremities is the © concept, which is opposite of public domain.
That’s the way I feel it after reading this week.
As much as I’ve read about CC and GFDL, I am tempted to say that if the public domain is 100% without ©, and © is 0% public domain, CC is in some degree (depending on the author’s decision) under 50% public domain or, better defined, over 60% ©ed (copyrighted); GFDL is more or less over the edge of 50% public domain, to some extent being it “free”.
An example of it wikipedia itself, which is based upon the GFDL license.
When I try to think about the implications related to question #2, I have different reaction.
a. My first instinct-driven answer is “totally!!!”. I mean: open resources for education, withour any constrain, without any problem or concern like “am I violating anyone’s copyright?”…
b. My second answer is to take the definition of public domain: “Public domain comprises the body of knowledge and innovation (especially creative works such as writing, art, music, and inventions) in relation to which no person or other legal entity can establish or maintain proprietary interests within a particular legal jurisdiction”
and “In contrast to copyright is “public domain.” A work in the public domain is one that can be freely used by anyone for any purpose.”
Well. I find that many “open courses” are not so that publicly at disposal, so open and accessible.
I try to explain what I think with a short story: it was a few years ago, I went to Washington DC and visited the National Museum: it was easy, you go in, you see what you want, and you go out.
No ticket (no cost) no inspection (no password) free and uncontrolled going around.
How many “open sources repositories” or similar (like lms/cms managed courses) are really in the public domain?
Too many sites (school sites, e.g.) are “open” at the surface, I mean public at first glance, and then you are required to get a password, for which you need an email address, get an answer, reply through a specific link…
c. my 3rd answer is: the OER movement would greatly benefit from OER 100% in the public domain, but it’s too far now to be realized.

Ottobre 5, 2007 Pubblicato da aggiorni | Didaktik/didattica, LTEver, OpenEd, Überleg./Riflessioni | | Ancora nessun commento.

libro 2.0

da una discussione su moodle.org riporto un mio intervento:

credo che le domanda sollevate da Adriano siano terribilmente interessanti.
per la mia esperienza, come docente di scuola media, trovo che strumenti (sottolineo il concetto) come moodle, o altri lms, siano ancora, e a lungo lo saranno, la giusta coniugazione per supportare e rendere giustizia a un insegnamento che sia aperto, da un lato, e che dia garanzie ai genitori, da un altro.
può darsi che questa sia soltanto una mia fisima, ma nella prassi concreta vedo che i genitori ancora non sono così aperti al vasto mondo di internet, forse a ragione, per i molti timori che a livello pubblico può suscitare.
l’idea che il loro bambino o la loro fanciulla svolga delle attività in un ambiente “protetto” in quanto gestito dal docente, li rassicura e non poco.
questo aspetto va sempre considerato, non si può fare apologia del “web 2.0″.
altro discorso credo vada dispiegato per studenti di età maggiore, per non parlare poi di universitari o adulti.
gli strumenti vanno usati commisurandoli alle necessità di chi ne fruisce.

un altro aspetto che secondo me viene sempre valutato poco anche da noi docenti, per quanto appassionati di lsm cms web 2.0 ecc, è che la competizione non corre fra sistemi di apprendimento (moodle atutor docebo ecc) ma fra tutto l’internet e il libro di testo.
in fondo, il libro di testo rimane ancora per moltissimi (docenti, e studenti) lo strumento di studio più sicuro, solido, stabile, te lo puoi portare in spiaggia o ai giardini, non si scarica mai la batteria, lo puoi sottolineare, ci puoi fare sopra i cuoricini con le iniziali di chi ti flirta… sono aspetti da non dimenticare, perchè sono MATERIALI e terribilmente concreti.
Il libro di testo lo puoi anche odiare e, a fine corso di studi, bruciarlo in un rogo come rito liberatorio (confessione di ex alunni). Puoi bruciare un blog in un rito liberatorio?

infine una mia considerazione molto poco ortodossa: credo che i lms (come moodle, che conosco bene, ma penso anche gli altri) sembrino mostrare la corda perchè li usiamo come libri di testo e come lezioni tradizionali, mascherate da altro.
mi spiego: se imposto su moodle un corso di seconda media di tedesco, con diapositive, lezioni, spiegazioni, quiz ecc, cosa ho fatto di diverso rispetto a una lezione tradizionale? ben poco, se non che gli alunni possono ripetersi le lezioni fino a che ne hanno voglia.

ma se invece comincio a dare agli alunni il ruolo di docente nei corsi, in modo che loro possano creare le lezioni, i quiz, i sondaggi ecc?

non è lo strumento che fa la differenza, è l’uso che se ne fa!!!!
anche un coltello da cucina può diventare un’ottima arma del delitto… siamo noi i Grissom della situazione che dobbiamo ricostruire l’adeguata scena del crimine!!!

Ottobre 5, 2007 Pubblicato da aggiorni | Didaktik/didattica, LTEver, moodle, Überleg./Riflessioni | | 4 Commenti

Chanel n° 5

dal blog di mappi:

Insegnante: Kaoru, come funziona la televisione in Giappone?

Kaoru (giapponese): Ci sono alcune cannelle televisive pubbliche, come in Italia…

Insegnante: Cannelle televisive?

Kaoru: Eheh, no, non cannelle. Chanel televisivi.

Insegnante: …

Kaoru: Eheh. Chanel, Dior, Gucci. Come si dice?

Insegnante: Canali, canali televisivi.

***

Chanel n. 5, il profumo di Berlusconi.

Ottobre 5, 2007 Pubblicato da aggiorni | Didaktik/didattica, amici, gossip, Überleg./Riflessioni | | Ancora nessun commento.

presentare con spresent

Ottobre 3, 2007 Pubblicato da aggiorni | Didaktik/didattica | | Ancora nessun commento.

OpenEd, week 5, question 3

In the context of open education projects, what does “quality” mean?

Quality is not only measurable through quantity: not through the quantity of objects, or modules, or videos, or courses given/offered by an institution or internet platform (whatever you may mean under this definition).
I tried to access the different sites “watching” at them from two different points of view
a) the one of a casual websurfer, without big experience with e-learning, seeking for some personal improvement
b) the one of a teacher who is usually digging the net for ideas and professional self-improvement.
At the end of my Doppelgänger path, I found that a course (or a platform, or a place) where I can’t get in touch with other persons, collegues, peers, in order to get answers to my questions or to help others get their answers, isn’t of big quality to me.
I think that the presented sites differ in their structure, going from a bottom social level to a top social level, as I saw them some don’t even offer fora or social exchange instruments; but even those (like connections or http://openlearn.open.ac.uk) which stress more this aspects, don’t have an intense social exchange.
Quality is, in my opinion, constituted by/through/thanks to social interaction.
Social interaction can run through informal paths, like skype, emails, sms…. or through formal paths. like dedicate fora or mailing lists.
This is – as I consider it – the vital juice of any community.
Another way of making is through the chance of being able to give personal contribution to a project.
It’s more or less like in a traditional classroom: if pupils can’t do each one their own part “play the role”, and are instead pushed into the static role of mere listeners, they will be as soon as possible demotivated and give their attention to something else.
Quality is for me the capacity to attract and keep “magnetised” attention and motivation.
In this regard I can only agree with emanuela’s post:

at the other side of the network must be people who help, facilitate, guide, value and support the learners. Unfortunatly I didn’t find these quality indicators into the viewed courses

At the end, from teacher to teacher, David: why didn’t you put in the list this resource? –> http://www.oercommons.org

Settembre 29, 2007 Pubblicato da aggiorni | Didaktik/didattica, LTEver, OpenEd, Überleg./Riflessioni | | Ancora nessun commento.