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Un raggio di sole alla fine di un tunnel di dubbi?

Androgogia vs pedagogia
mi ha chiarificato alcuni dubbi che coltivavo da diversi mesi su tutto questo “apprendimento” spontaneo.

forse se son critico ma facendo esperienza con alunni di scuola media talvolta ho l’impressione che si voglia volare troppo in alto.

Settembre 18, 2007 - Pubblicato da aggiorni | Didaktik/didattica, LTEver, Lesen/Leggere, Pedagogia, moodle, Überleg./Riflessioni | | 6 Commenti

6 Commenti »

  1. ciao Alessandro,
    … peccato sia in inglese :-(

    Commento di giovanna | Settembre 18, 2007

  2. Ciao! Ho scoperto questo blog via Antonio Fini. Intanto complimenti! Penso proprio che ti seguirò;)
    Veniamo al post di Rob Barton, che ho letto con interesse! Comprendo le tue considerazioni circa lo “spontaneismo” dell’apprendimento. Devo però dire che, a mio parere, la contrapposizione tra il modello andragogico di malcom knowles e quello pedagogico non ha ragione di essere in quanto modelli riferiti a diverse età e contesti apprenditivi. C’è anche da aggiungere che, a seconda dell’apprendente, i due modelli possono contaminarsi. Infatti a volte, nella mia esperienza di insegnante che ordinariamente ha a che fare con i ragazzi delle medie, ma che fa anche formazione agli adulti, ho verificato che i due modelli si sono in parte sovrapposti.

    Riporto sinteticamente i punti del modello andragogico per coloro che non “masticano” l’inglese:

    Il modello andragogico (cioè rivolto all’educazione degli adulti) dello studioso americano Malcom Knowles si basa su di una serie di presupposti specifici che lo distinguono da quello pedagogico, cioè rivolto all’educazione dei fanciulli e degli adolescenti.
    1. Per poter apprendere l’adulto deve sentire in sé il bisogno di conoscere.
    2. L’adulto deve sentire che il proprio concetto di sé viene rispettato dall’educatore. Egli cioè deve essere collocato in una situazione di autonomia (vs dipendenza).
    3. Nell’educazione dell’adulto ha un ruolo essenziale l’esperienza, sia come attività di apprendimento sia come pregresso talvolta negativo che costituisce una barriera di pregiudizi e abiti mentali che fa resistenza all’apprendimento.
    4. L’apprendimento degli adulti è centrato sulla vita reale.
    5. Le motivazioni più forti nel processo di apprendimento dell’adulto sono quelle interne: desiderio di una maggiore soddisfazione nel lavoro, auto-stima, qualità della vita ecc…

    Ciao. Annarita

    Commento di annarita | Settembre 18, 2007

  3. Grazie annarita per la sintesi dell’androgogia; le mie riflessioni – e mi fa bene sapere che operiamo entrambi sia con alunni delle medie che con adulti – sono di questo tipo: non è che tutto questo parlare di modelli aperti, reti sociali, apprendimento spontaneo, alla fine nasconde il punto di vista di chi ne parla, cioè di adulti che “insegnano” ad adulti?
    Il fatto che rob abbia parlato di pedagogia e androgogia mi ha scatenato uno squarcio su questa possibilità, che fino ad oggi per me non aveva nome.
    Ci sto ovviamente riflettendo su, non finisce qui!

    Commento di profexx | Settembre 18, 2007

  4. ringrazio anche io Annarita per la sintesi.
    Opero alla scuola media, penso anch’io che modello andragogico e pedagogico si possano sovrapporre nella progettazione, mirando a:
    1. Assicurare un clima favorevole all’apprendimento. Sia dal punto di vista della strutture (funzionali, accoglienti…), sia dal punto di vista delle risorse (ricche, utilizzabili…), sia dal punto di vista dell’organizzazione (funzionale, non gerarchica, comunicativa…).
    2. Diagnosticare i bisogni di apprendimento. Elaborando un modello delle competenze. Valutando le discrepanze tra il modello delle competenze e il livello di sviluppo attuale dei discenti. E quindi formulando degli obiettivi di apprendimento.
    3. Progettare un modello di esperienze di apprendimento. Non il semplice “programma” ma un vero e proprio progetto d’apprendimento.
    4. Mettere in atto il programma (gestire le attività di apprendimento).
    Ma, quanto al parlare di “apprendimenti spontanei”, concordo che a livello si scuola media, sia davvero “volare un po’ in alto”….
    g.

    Commento di giovanna | Settembre 21, 2007

  5. puoi dare qualche esempio di cosa intendi in particolare sl punto 1 e 3?

    Commento di profexx | Settembre 21, 2007

  6. Il punto 1 mi pare contenga già gli esempi… Personalmente quando penso agli apprendimenti penso alle situazioni che viviamo ogni giorno nella nostra attività: apprendimento che riguarda una classe “reale”, con le situazioni problematiche, con le differenti personalità dei ragazzi, insomma l’apprendimento, o il modo in cui ogni studente apprende non credo sia uno ma differenti.
    Per questo il clima è favorevole all’apprendimento quando esistono le strutture(funzionali, accoglienti) e le risorse: non sempre queste esistono! Se ne fa un parlare da tempo, ma ancora in molte scuole mancano i computer, per non parlare di internet. A volte ci sono i computer, sì, ma datati, spesso davvero non funzionanti. Si era parlato anche di un computer in ogni classe …. Anche le aule spesso sono NON accoglienti! E a volte è carente anche il materiale di facile consumo…
    Per favorire apprendimenti occorrerebbero spesso anche risorse umane: se la classe è difficile, hai voglia di parlare di interventi individualizzati. Certo che li tentiamo, non sempre si raggiunge il successo… Il supporto dell’insegnante di sostegno , non è assicurato né sufficiente neppure per gli alunni la cui diversa abilità è documentata. Ma, in quanti casi non si produce alcuna documentazione? Eppure ci accorgiamo eccome che i problemi di apprendimento esistono…..

    Per quanto riguarda il punto 2: un progetto di apprendimento (serio, perché a volte si fanno bellissimi piani di lavoro, ieri programmazioni, solo sulla carta, perché bisogna presentarli…) dovrebbe prevedere appunto non il programma, ma specifiche, mirate attività e interventi, concreti, fattibili, realizzabili, precisi e differenti approcci metodologici ecc… tutti elementi da rivedere, aggiustare, adeguare in itinere, valutando, osservando i risultati raggiunti…..
    Eh… tutto questo si fa realmente?

    Credo che questi aspetti riguardino la progettazione sia secondo modello pedagogico che andragogico.

    Commento di giovanna | Settembre 22, 2007


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